Giù in strada: piccoli esercizi di fotografia errante

Camminare durante il lockdown è l’atto fisico che mi è mancato di più, se l’è giocata con gli abbracci stretti e veri. Mi è mancato attraversare la città, accarezzare la sua pelle con la suola delle scarpe, sentire i suoi rumori, indovinare gli odori, andare al ritmo coi semafori, percorrere l’orizzonte con gli occhi. Camminare in una città sconosciuta è il modo migliore per conoscerla, per capire se vi sarete simpatici a vicenda; girovagare nella tua città vuol dire darsi con lei nuovi appuntamenti, ri-guardarla con un’attenzione nuova e scoprire sempre qualcosa che ancora non avevi notato.

Le fotografie arrivano“, mi ha detto Silvano in questi giorni.
Eccome se arrivano. Per risposta, gli ho mandato un video rubacchiato con il cellulare a una mostra di Steve McCurry, che racconta come inizia il suo processo creativo appena arrivato in una città che ancora non conosce.

Uno dei modi migliori di lavorare” – dice Steve mentre cammina con le macchine fotografiche al collo – “consiste nell’uscire fuori dalla porta dell’hotel ed esplorare, girovagare, nel tentativo di percepire l’umore della strada. Entrarci e perdercisi. È allora che qualcosa di magico accade. Inizi a guardare, entri quasi in un stato di contemplazione. È allora che arrivano gli scatti migliori: nulla è pianificato. Sei solo aperto e pronto, non stai forzando la situazione, le cose ti scivolano addosso e in quello stato di grazia e di apertura, si sviluppano cose meravigliose.”

Subito dopo i #5minutidifotografia a casa di qualche settimana fa, ho contato i giorni alla rovescia per nuovi piccoli esercizi, fatti direttamente sotto il cielo, con l’aria che scompiglia i pensieri. Come sempre, puoi usare la macchina fotografica (ancora meglio se con un obiettivo fisso, che ti obbliga a muoverti fisicamente verso le tue fotografie) oppure il tuo smartphone, applicando poche regole assolutamente necessarie:
– imposta la modalità aereo per non farti distrarre e non camminare con la musica nelle orecchie: questo è un girovagare in cui ci sarete solo tu e il tuo sguardo;
– tieni la fotocamera attivata, come se fosse un’estensione dei tuoi occhi e in modo da averla sempre accesa, senza dover richiamare l’applicazione ogni volta;
– metti via quel pollice e quell’indice che si allargano in diagonale per fare lo zoom: è vietatissimo! 🙂 Se il tuo cellulare ha più fotocamere e ti consente di farlo, imposta prima la tua lunghezza focale, mantenendola per tutto il tempo. Lo so, la tentazione di cambiarla è forte, ma tu prova a fidarti.

Ti serviranno anche un paio di scarpe comode e una borraccia, per avere a disposizione acqua fresca. Preso tutto? Usciamo!

Fotografia di Patrizia Corriero https://thestorycrafter.it

Conta cento passi, prima guarda e poi scatta

Esci dalla porta di casa e decidi una direzione senza pensarci troppo su. Conta cento passi, poi fermati e guardati intorno. Trova qualcosa che catturi la tua attenzione, guarda meglio, posizionati e scatta la tua prima fotografia.

Non deve essere qualcosa di clamoroso, può essere un edificio, un fiore, un dettaglio oppure la forma delle nuvole sopra la tua testa…deve però essere qualcosa che riesce a farti posare gli occhi. Puoi partire da un contesto che conosci, ma solo per allontanartene subito. Io ho cominciato dall’orto urbano in Piazza Risorgimento: i cassettoni spettinati erano bellissimi, ma non c’era niente che davvero mi lasciasse gli occhi impigliati come quella nonnina sulla panchina, appoggiata al suo carrello della spesa. Così ho subito abbandonato il posto che conoscevo e avevo scelto per fare cento passi verso qualcosa di nuovo, per cui non ero preparata…e questo sì che è un bene per allenare gli occhi 😉 quando hai fatto il primo scatto, conta cento passi nella prossima direzione, non affezionarti troppo al posto in cui sei: siamo qui per vagare!

Posa gli occhi in tutte le direzioni, non lasciarti sfuggire le possibilità: hai 5 minuti di tempo!

Ognuno di noi ha una direzione preferita dove guarda più del solito. Ad esempio, io guardo sempre prima e con molta più attenzione alla mia sinistra rispetto alla destra. E molto più in alto rispetto al basso. Quando arrivi dove i tuoi prossimi cento passi ti guidano, assicurati di guardare in tutte le direzioni: in avanti, di lato, in alto, in basso, ma anche dietro di te…forse quello che i tuoi occhi stanno cercando è lì, alle tue spalle.
Non possiamo fermarci ad aspettare che quello che vogliamo fotografare arrivi. Prima o poi lo faremo, ma non questa volta! Ogni cento passi hai “solo” cinque minuti di tempo per guardare, scegliere e scattare: questi sono i #5minutidifotografia, ricordi? E sì, è tutto il tempo che ti serve, ne avrai in abbondanza!

Insegui un colore…

Se sei in un contesto con troppi stimoli visivi o, viceversa, se ti sembra di non riuscire a trovare nulla da fotografare, inseguire un colore è un esercizio nell’esercizio interessantissimo, che può davvero spalancarti gli occhi! Ogni cento passi, se ti sembra di non sapere cosa scegliere tra mille soggetti oppure se ti sembra che non ci sia niente da fotografare, scegli di fotografare qualcosa di…ti ricordi di che colore era la maglietta della signora sulla panchina appoggiata al carrello della spesa? Nel mio vagare ho scelto il giallo, o forse il giallo ha scelto me…chissà com’è andata per davvero. Portati dietro il tuo colore per tutta la camminata.

…e poi ricordati di allargare lo sguardo.

Il colore è un modo per tenere gli occhi svegli, un richiamo visivo a cui siamo abituati a dare un nome fin da bambini e quindi facile da acchiappare (“Strega tooocca colooooreee….“)
Una volta trovato il tuo colore da inseguire, nei passi successivi prova sì a riconoscerlo, ma anche ad allargare lo sguardo e vedere “dentro a cosa” è contenuto…allontanati, alzati sulle punte o abbassati per guardare, selezionare gli elementi e poi scattare. Il mio giallo era contenuto qui:

C’è sempre qualcosa da fotografare

…se non lo vedi, forse non stai guardando abbastanza. Scrollati di dosso tutti i meravigliosi scatti di street photography che conosci e mettili per un attimo in un cassetto chiuso della tua testa: nessuno di noi è qui per scattare la fotografia che vincerà il prossimo premio internazionale. Oggi qui si tratta di fotografie piccole, ma preziose, di scatti che permettono di allargare la tua visione e il tuo sentire. Sono pezzettini di realtà scattata con i quali non devi fare una mostra fotografica: quando li riguarderai troverai sicuramente dei punti di partenza per storie che vorrai raccontare e che si allargheranno, altre ti sembreranno non suggerirti nulla al momento e va bene così. Come dice Travis Hodges: “Durante questa passeggiata, ero alla ricerca di ispirazione per storie più ampie e per idee per progetti su cui avrei potuto lavorare. Alcune storie sono emerse chiaramente e sono già in fase di sviluppo, mentre altre sono conservate tra i miei appunti fino a quando non diventeranno rilevanti“.

Proprio per questo non posso sostenere un: “Ma qui non c’è niente da fotografare!”. C’è sempre qualcosa, per esempio Tiziano Ferro che ti saluta dalla grata di un tombino 😉 vuoi qualche esempio?

I pattern: te li porti addosso sui vestiti, li hai sui cuscini del divano, ma anche sulla parete dello studio o sulla copertina della tua agenda. Sono le sequenze più o meno geometriche di forme che ci piacciono tanto, ma che spesso ci dimentichiamo di osservare nella realtà.

Le scritte: sui muri, sui pezzi di carta trovati per strada, sulle magliette delle persone, i nomi delle vie. Lettere e parole ci camminano sempre a fianco e possiamo riconoscerle anche come soggetti di una fotografia.

E, per non dimenticarti dei tuoi 5 minuti di tempo nemmeno mentre cerchi parole sui muri…sai quanto ho sperato che passasse un rider Glovo in questo momento? No, non è successo. Ma lei mi ha guardato con una faccia battagliera sotto la mascherina che, sì, è stato il momento giusto per schiacciare il pulsante di scatto…

E poi ci sono loro, gli scarti: se segui le mie avventure anche di là in cucina, su Coffee&Mattarello, sai che in questi giorni li ho davvero celebrati.
Quindi ti invito a posare il tuo sguardo anche negli angoli più polverosi, nascosti o sporchi che incontrerai camminando. Le ferite sugli edifici raccontano storie, l’acqua sporca disegna, i muri cambiano la loro pelle, i cestini della spazzatura pieni hanno ancora spazio per le speranze infrante. Non farti spaventare, perché il posto perfetto dove puoi appoggiare i tuoi occhi per un attimo è…dappertutto (Sì, anche se ti infili in quell’androne dove ci sono i lavori in corso e se riconosci Tiziano appoggiato su un tombino).

Lasciati sorprendere e resta morbido come il panino alla mortadella

Travis Hodges usa il metodo dei cento passi da sempre, dice che è il suo preferito per risvegliare la creatività. Lui consiglia un allenamento vero e proprio: scattare una e una sola fotografia ogni cento passi e percorrere cento passi per 24 volte, in modo da avere 24 fotografie alla fine dell’esercizio. Lo fa da fin quando era studente e scattava ancora con la pellicola: il limite fisico dei 24 scatti gli consentiva di utilizzare un unico rullino.

“È molto più difficile rispettare il limite di soli 24 scatti quando lavori con il digitale ma quando ci riesci, ti consente di modificare a tal punto le tue abitudini e il tuo processo di lavoro da offrirti risultati nuovi e inaspettati. Sta a te decidere quanto meticolosamente tu voglia rispettare le regole. Penso che un insieme rigido di regole sugli scatti contribuisca a focalizzare i miei sforzi.”


Insomma, quando Travis decide di mettersi in cammino, lo fa seriamente, mica bighellonando. Ordine e disciplina, come quando decidi di seguire uno schema alimentare integrale, sano, con tanta frutta e verdura cruda e croccante e poi nel weekend esci con gli amici, al buffet c’è un paninetto morbido, bianco, bianchissimo e farcito di mortadella che ti fa gli occhi dolci, ma tu non cedi. Giammai.
Se sei un fotografo abituato ad avere in mano la macchina fotografica, forse poter contare solo su 24 scatti e misurare i tuoi cento passi al millimetro potrebbe essere una sfida super interessante. Ma io ti consiglio di rimanere con tutti i sensi aperti all’imprevisto e di dare un morso al panino con la mortadella, se è quello che senti di fare. Spalancare lo sguardo vuol anche dire cercare di lasciare andare il controllo, abbassare le difese e permettere al fuori di attraversarti meglio.


Se conti fino a 58 e trovi davanti a te qualcosa che chiama i tuoi occhi, scatta, ma certo! Ricomincerai a contare da 1 subito dopo (sì, su questo è d’accordo anche Travis: “Una cosa che non consiglio di fare è fermarsi esattamente a 100 passi; è assolutamente accettabile fare qualche passo in più in zona mentre si è alla ricerca dell’immagine migliore” o, aggiungiamo qui, qualche passo in meno.

Oppure: se senti di aver fotografato un soggetto, ma ti sembra che ti manchi un pezzo, avvicinati, esploralo (per 5 minuti, eh? Su questo non si discute!)
e scopri se davvero c’è un modo per fotografarlo meglio. Ad esempio, mi è capitato sotto gli occhi questo palazzo ricoperto da un enorme glicine e credevo fosse proprio lui che volevo fotografare: un gigante naturale arrampicato sull’edificio. Ma no, c’era qualcos’altro. Ho smesso di contare i miei passi, mi sono avvicinata e ho fatto qualche scatto ai fiori, ma non mi bastava ancora. Era la danza dei tralci che mi aveva rubato lo sguardo, il modo in cui quei fili sottilissimi ondeggiavano, così ho presto il ritmo e ho ondeggiato anche io per tentare di acchiapparli. Ce l’ho fatta in molto meno di cinque minuti e ho girato anche un minivideo, per non dimenticarmi quella sensazione di movimento.

Ricordati della morbidezza quando fai questi esercizi fotografici, non fare in modo che si prenda tutto lo spazio (sì, è una tipa che si allarga e tende a distrarti da tutto il resto perché ti vorrebbe arrotolata in una fetta di mortadella insieme a lei), ma quando la senti arrivare dalle il benvenuto, perché è sicuramente qui per ricordarti che è bello lasciarti sorprendere. Mentre tornavo a casa ho incontrato gli specchietti di due scooter vicini vicini e il mio cervello ha detto: “G I A L L O! Lì, c’è giallo, il colore che stai inseguendo! A quanti passi siamo? Non importa! Vaiii!”

Poi, guardando meglio e cambiando il punto di messa a fuoco, Ho scoperto che in quei cerchi c’era qualcos’altro da fotografare: ho fatto spazio a Morbidezza e ci siamo fermate per un attimo, lasciando andare tutto il resto.

E tu, sgambetterai per la tua città, per un bosco, attraverserai le strade del tuo paese di 100 passi in 100 passi? Non vedo l’ora di scoprire dove mi porterai…facci vedere su cosa si sono posati i tuoi occhi postando i tuoi scatti con l’hashtag #5minutidifotografia…ti aspetto di là, su instagram!

4 comments

  1. Ho letto l’articolo d’un fiato e mi sento davvero ispirata che quasi vorrei uscire ora a cercare i miei cento passi assieme ai tuoi #5minutidifotografia

    1. Raffa 💚 che bello immaginarti camminare per Torino! Dobbiamo farlo più spesso insieme….grazie per i tuoi occhi attenti! E un abbraccio gigante!

  2. Che bella passeggiata mi hai fatto fare! Dai, domani prendo e provo il metodo dei 100 passi per 24. Che poi mi è tornato in mente qualche giorno fa che, quando usavo la pellicola, quasi sempre usavo il rullo da 24: la misura giusta per raccogliere abbastanza senza dover aspettare troppo per vedere i risultati.

    1. Siiiil, non vedo l’ora di vedere dove ci porterai 💚 sono d’accordo con te sui 24 scatti, aiuta a non riempire troppo la testa e la memoria della macchina fotografica, riporta all’essenziale! Un abbraccio giiigante!

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